Mario Biscotti

Il Legamento Crociato Anteriore

Quando parliamo dei legamenti del ginocchio il legamento Crociato Anteriore è sicuramente quello più “famoso” per chi pratica sport. Questa fama gli è data dalla frequenza dei traumi o rotture a cui talvolta va incontro. Ma perché questo legamento è così delicato?

Quando parliamo dei legamenti del ginocchio il legamento Crociato Anteriore è sicuramente quello più “famoso” per chi pratica sport. Questa fama gli è data dalla frequenza dei traumi o rotture a cui talvolta va incontro. Ma perché questo legamento è così delicato?

Cenni anatomici

Il ginocchio è un’articolazione pari e simmetrica posta nell’arto inferiore tra coscia e gamba, costituita in particolare da:

  1. L’articolazione femoro-tibiale, ovvero il punto di “contatto” tra la parte distale del femore (una superficie convessa) ed il piatto tibiale (una superficie piatta). Tra femore e tibia, inoltre, sono  presenti dei cuscinetti cartilaginei: i menischi.
  2. L’articolazione femoro-rotulea, ovvero il punto di “contatto” tra la parte interna della rotula ed il femore.

Come si evince dall’immagine, la congruenza anatomica tra i capi ossei non garantisce da sola una sufficiente stabilità. La stabilità del ginocchio è quindi delegata alle componenti muscolari e ad un importante complesso legamentoso all’interno del quale si colloca anche il legamento crociato.

La stabilità tra tibia e femore è quindi garantita da:

- due legamenti crociati, l’anteriore e il posteriore, che intervengono nelle traslazioni antero-posteriori e nelle rotazioni tibiali

- i legamenti collaterali (mediale e laterale) che hanno la funzione di stabilizzare il ginocchio contro le sollecitazioni in varo-valgo

- i legamenti alari che mantengono la rotula contigua al femore.

Funzione e Rottura

Come evidenziato in precedenza il legamento crociato anteriore permette alla tibia di non scivolare anteriormente rispetto al femore, favorisce il corretto rotolamento tra i due capi articolari e limita i movimenti in rotazione.

Il meccanismo lesivo che più frequentemente colpisce questa struttura avviene tramite la risultante di 3 movimenti: iperestensione del ginocchio, rotazione esterna della tibia e sollecitazione in valgismo.

Spesso, infatti, gesti molto comuni nella pratica sportiva come una rotazione con il piede fisso al suolo, atterrare da un salto o calciare a vuoto, sono anche quelli più rischiosi.

L’entità del trauma è di frequente correlata all’intensità delle forze che si ripercuotono sul ginocchio e pertanto vi è possibilità di incorrere sia in lesioni parziali che totali.

In alcuni casi la lesione legamentosa si associa a traumi estesi alle strutture limitrofe, fra cui menischi, cartilagine e legamenti collaterali.

Al momento del trauma il paziente riferisce di aver avvertito un rumore netto e profondo seguito da immediato dolore, impotenza funzionale e gonfiore. La diagnosi di lesione del legamento crociato avviene tramite esame obiettivo medico (test del cassetto anteriore, Lackman test e Jerk test) ed analisi strumentali (RMN).

Tipi di Intervento

Ma come bisogna comportarsi dopo aver confermato una lesione?

In seguito all’evento traumatico è utile intervenire immediatamente attuando il protocollo R.I.C.E. (riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione) per limitare la fase infiammatoria iniziale. Nel periodo immediatamente successivo è possibile che il medico consigli sia di agire su dolore e gonfiore attraverso l’utilizzo di FANS, sia di limitare il movimento e il carico utilizzando eventualmente un tutore di immobilizzazione e scarico e delle stampelle.  Successivamente, in base all’entità del danno, all’età ed allo stile di vita del paziente, questi valuterà se intervenire in maniera chirurgica o conservativa.

Qualora il paziente sia mediamente giovane ed attivo dal punto di vista sportivo o il danno sia altamente invalidante, in genere viene valutata primariamente l’ipotesi chirurgica al fine di restituire completa stabilità all’articolazione.

Le attuali tecniche chirurgiche intervengono tutte per via artroscopia. In genere per ricostruire le strutture lese vengono prelevati  ed utilizzati i tendini dei muscoli semitendinoso e gracile, oppure parte del tendine rotuleo. Gli impianti possono provenire sia dal paziente stesso, sia da donatore compatibile.

La riabilitazione post-chirurgica segue linee guida ben precise e prevede un’iniziale e precoce mobilizzazione dell’arto operato. Spesso viene utilizzato il Kinetek, ovvero una macchina a mobilizzazione passiva continua (CPM) che permette di muovere il ginocchio passivamente ed in modo graduale fino ad un massimo di 120°. La rieducazione al carico può essere iniziata già dai primissimi giorni con l’ausilio di due stampelle. Successivamente è invece necessario intraprendere un intenso lavoro di ripristino della propriocezione e di rinforzo muscolare.

Per poter tornare in campo è infatti fondamentale abituare il nuovo legamento a svolgere le funzioni del precedente crociato anteriore (stabilità e propriocezione).

Procedere gradualmente prevede tuttavia un percorso non breve: sono infatti necessari all’incirca 5-6 mesi per rientrare alla pratica sportiva in sicurezza.

Nel caso di piccole lesioni, di età avanzata o stile di vita sedentario del paziente, è possibile valutare un approccio di tipo esclusivamente conservativo. Tale approccio prevede un intensivo intervento fisioterapico atto a favorire un’azione di rinforzo della muscolatura e di stabilizzazione dell’articolazione. Si rendono quindi fondamentali in questa fase tutti gli esercizi cosiddetti propriocettivi e funzionali che il fisioterapista indicherà progressivamente al paziente durante il percorso riabilitativo. In questo caso specifico è importante mantenere costante nel tempo la stabilità articolare attraverso un regolare esercizio fisico mirato.

Dott. Mario Biscotti
Dottore in Fisioterapia
Osteopata D.O.

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